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Barca/fruttivendolo a S. Barnaba


A bere un "ombreta"


Al mercato di Rialto

Veneziani e immondizie

E' sempre stato un problema a Venezia quello dell'asportazione delle immondizie. Anche se in certe zone ci sono i cassonetti come nelle altre città, c'é l'usanza di mettere fuori della porta i sacchetti. Come si può fare altrimenti in una città particolare come questa?

Come se la passano i veneziani alla domenica?

Venezia, città d'acqua, acqua uguale a barche. Non si pensi che il veneziano medio abbia delle barche bellissime e curate. E non tutti i veneziani hanno la barca! Anzi solo in pochi hanno la fortuna d'averla, vuoi perché non c'é spazio per metterla visto che i canali sono stretti e di veri "parcheggi", se vogliamo paragonare tutto alla situazione in terraferma con le auto, non ce ne sono a parte uno alla Giudecca. I veneziani con la barca al sabato sera vanno in qualche isola con il ristorante e se la passano mangiando e scherzando e, alla domenica, se non si è passato la notte all'addiaccio in barca, vanno a prendersi il sole in "bacàn" una specie di spiaggia raggiungibile solo in barca tra Venezia e Punta Sabbioni.

Quello della foto sopra è un cartello indicante pericolo vicino ad un passaggio di treni. Da anni qualcuno ha appiccicato una chewingum, un'altro lo stesso e così via. Ne è venuta fuori un'opera d'arte. Anzi molte opere d'arte poiché i cartelli del pericolo sono una decina.

Arrivi a piazzale Roma o alla stazione di S. Lucia e incontri turisti, gente svogliata, gente per gli affari suoi, gente di colore con false borse griffate come falsa la voglia di accontentarti, cinesi con laser e coltelli. Un venditore di souvenir che ti propone con sguardo arrabbiato e impaziente cose inutili. Il bigliettaio dei vaporetti che ti obbliga a essere svelto nel dire dove vuoi andare a te che non hai ancora idea dove ti trovi. Ma dove sono i veneziani?

Il ponte della libertà, quello che collega il resto del mondo con Venezia, è per i veneziani di adesso visto sempre come una cosa che ti mette tristezza, una cosa da evitare. Il solo andare a Mestre è un viaggio importante anche se la presenza degli ipermercati a Marghera, a Mestre e a Marcon, e quindi la possibilità di risparmiare rispetto i piccoli negozi di alimentari, fa prendere l’autobus e quindi distaccarsi per alcune ore dalla laguna. Venezia dista da Mestre non più di nove chilometri, in pratica sono vicinissime ma lontanissime.La parola “foresti” identifica non solo la persona straniera ma anche l’italiano che non sia un veneto. Strano per un popolo che è stato abituato a convivere con gli stranieri da centinaia di anni. Il turismo a Venezia è nato ancora nel medioevo quando si portavano in laguna le spoglie di santi più o meno famosi; turchi, ebrei, armeni, greci, albanesi, tedeschi: tutti hanno avuto la loro Venezia. A Venezia si parla il veneziano in qualsiasi luogo: dal salumiere, in banca, in riunione comunale e tra i professori di scuola. Il veneziano parla in dialetto ma soprattutto parla in dialetto a voce alta come il gondoliere che parla con il suo collega tre gondole più indietro in qualche silenzioso canale quasi fosse in un salotto un po' più ampio di quello di casa sua.

Se non si parla il dialetto, si parla l’italiano inframmezzato da alcune parole in dialetto. E come per far saper che si può anche parlare l'italiano, le doppie, che i veneziani non pronunciano mai, te le fanno sentire più in evidenza. Le vie si chiamano calli, le piazze campi e poi ancora campiei, rii, rieli, salizade, corti e così via. Da 200 anni esiste una strada voluta dall’amministrazione comunale per rendere più uguale alle altre città Venezia, la Strada Nuova. Una strada larga a dispetto di tutte quelle callette così strette e insalubri. E stata intitolata a Vittorio Emanuele II Ma da duecento anni si continua a chiamarla nuova. Strada nuova, fondamente nove, tutto nuovo da centinaia di anni. Sulla riva degli Schiavoni c’è il monumento a Vittorio Emanuele II che tutti chiamano “il monumento”. Si, a Venezia ci sono pochi monumenti perché la Repubblica è sempre stata contraria al culto della persona: le persone passano, le istituzioni restano. Si è sempre preferito curare più le istituzioni che glorificare un personaggio che pure ha dato tanto per la sua città. Molti personaggi famosi infatti si sono sempre innamorati di Venezia, siano loro amici o nemici. Venezia è sempre stata invidiata da tutti che tutti la volevano veder sparire dalla faccia della terra. Proprio nel periodo di maggior declino Venezia si è arricchita di opere d’arte, di biblioteche, di suntuosi palazzi. Un doge morì proprio nel periodo di carnevale che si preferì dare la notizia il mercoledì delle ceneri. Si dava molta più importanza ad una festa o un a ricorrenza che ad un impegno importante, anzi si preferiva lasciare che il tempo limasse i problemi invece che risolverli. Ma non pensate che Venezia e i veneziani siano dei codardi: al grido di “Viva S. Marco” hanno conquistato tutto il conquistabile.


Dialetto

Il dialetto è usato da tutti. In un supermercato della Giudecca un cartello indicante delle "pulirechie" (pulisci orecchie). Un cartello in una macelleria di Castello diceva "Rosbi" al posto di roast beef: se non scrivevo così non mi compravano niente perché non sapevano che cos'era il roast beef, ha detto il macellaio.


Come camminano i veneziani?

Il Veneziano cammina spedito tenendo la destra come avesse un'automobile ma non perché siamo abituati ad andarci molto, semplicemente ci viene molto spontaneo come un tacito accordo. Il Veneziano non tiene la testa bassa perché è sicuro di trovare sempre qualcuno da salutare e, se proprio vuole evitare qualcuno, non la abbassa ma gira di scatto dentro una calle sicuro di sbucare in un'altra che va nella stessa parte che voleva lui. Il Veneziano inoltre ha l'abilità degna di uno sciatore per come schiva le persone sorpassandone altre dentro calli strettissime; infatti raramente vi capita di urtarvi a Venezia con un Veneziano. I ponti vanno affrontati di corsa in salita e un po' più piano in discesa. Se i campi hanno molte calli ce n'é sempre una principale da dove si arriva e una dove si andrà: se uno cammina spedito allora vuol far sapere che farà quella strada altrimenti rallenta e lascia passare gli altri senza degnare di uno sguardo nessuno. Tutto in silenzio.Ma non tutti sono giovani e non tutti hanno fretta. In primis i gondolieri. Loro lavorano vogando o fermi a richiamare i turisti; se si spostano vanno a bere qualcosa. La loro camminata è allora intervallata da moltissime pause dovuta alla difficoltà di mettere assieme il gesticolare parlando e il camminare: o si fa una o l'altra. Ma non facciamo un elenco lungo e veniamo ai pensionati. I pensionati camminano a gruppetti di tre o quattro sempre con le mani dietro parlando raramente ma a voce alta come per far sapere che sono ancora vivi parlando di quello che ormai non succede più. Altri pensionati sono le coppiette moglie/marito che, se va bene, vanno lentamente a piedi da via Garibaldi alla ferrovia e viceversa se sono da via Garibaldi e dalla ferrovia a via Garibaldi e viceversa se sono dalla ferrovia sempre passando per la Strada Nova. Se va male, si recano a trovare i parenti in ospedale o in cimitero.